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Rodofetto
03 Febbraio 2005, 0:24


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Progressivamente i visti di ingresso vengono aboliti in tutto il mondo; ma non il controllo dei passaporti. Quest'ultimo &egrave; sempre necessario - forse come non mai prima - per mettere ordine nella confusione che l'abolizione dei visti pu&ograve; aver creato; per separare coloro per la cui convenienza e facilit&agrave;Â  di viaggiare i visti sono stati aboliti, da coloro che dovrebbero starsene fermi, che non hanno diritto di viaggiare. Abolizione dei visti di ingresso e maggiore rigidit&agrave;Â  dei controlli all'immigrazione, nella loro miscela, hanno un profondo significato simbolico. Potrebbero essere considerati una metafora della nuova, emergente stratificazione, e mettere in luce il fatto che ora Ã‚Â«l'accesso alla mobilit&agrave;Â  globaleÃ‚Â» stia al primo posto tra i fattori di tale stratificazione. E questa miscela mette in luce anche la dimensione globale dei privilegi e delle privazioni, per locali che siano. Alcuni di noi godono della nuova libert&agrave;Â  di movimento sans papiers. Altri non possono starsene dove vorrebbero per la stessa ragione.

Zygmunt Bauman, Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, 1999

Quando noi italiani emigravamo all'estero, di noi e su di noi si dicevano le stesse cose e si avevano le stesse paure che noi abbiamo nei confronti degli straneiri. Il lato della repressione &egrave; una parte infinitesimale del problema migrazione, ma &egrave; quello che pi&ugrave; agisce sull'immaginario collettivo, dopo averlo pompato a sufficienza con un certo modo di parlare, o di non parlare, dell'immigrazione. E la televisione &egrave; grande complice in questo, cos&igrave; come i giornalisti, nei confronti dei quali faccio mie le tesi di Karl Kraus prima e di Giorgio Gaber dopo.

Un abbraccio

Rodofetto


